Ama te stesso

Quante volte ti sei sentito inadeguato, sbagliato e imperfetto?

Penso che sia capitato a tutti, sopratutto in questa attuale società rapportata alla perfezione della bellezza esteriore, che ci trascina alla non accettazione del nostro sé. Tutto questo ci porta a cercare e trovare ogni nostro difetto anche quando non c’è, pensiamo che piacere esteriormente e ricevere tanti complimenti sia la via per raggiungere la felicità, ma credimi non è cosi. Ansi, questo ti porterà a cercare di essere sempre più perfetto, creando una confusione dentro di te. Inoltre, tutto quello che vedranno gli altri non sarà altro che una maschera,una copia falsata di te stesso.

Ricordati che la bellezza è dentro di te nei tuoi difetti o imperfezioni che fanno in modo da distinguerti dagli altri.

  • Perché facciamo questo a noi stessi?
  • Perché vogliamo cambiare per gli altri?

Non è molto semplice rispondere a queste domande. Se ci pensiamo bene basterebbe amarci un pò di più e provare con il tempo ad accettare ogni nostra imperfezione. Comprendendo che, chi cambia per gli altri non si ama e non si stima, perché non sa che tutto quello che gli serve per sentirsi forte è dentro di sé.

Come descritto nello Yoga Sutra di Patanjali diviso in quattro pada o sezioni, è nel secondo pada (Sadhana) che troviamo descritti gli otto stadi dello yoga (ashtanga yoga). Nel primo stadio troviamo gli Yama i comandamenti morali e etici, diviso a sua volta da cinque principi, quello che interessa a noi è proprio il primo Ahimsa. La parola Ahimsa è formata da “a” che significa “no” e da “himsa” che significa  assassinio o violenza, quindi “non violenza” intesa non solo verso noi stessi ma anche verso gli altri ma porta con se un significato molto più vasto: l’amore.

  • Quand’è che diventiamo violenti?

Lo siamo quando dentro di noi nasce la paura, la debolezza, l’ignoranza e l’irrequietezza cosi da paralizzarci facendoci temere il futuro, l’ignoto, l’aldilà e la morte. Secondo Patanjali, qualsiasi paura dell’individuo deriva dal fatto che crede di essere un’entità separata dal tutto e quindi di essere limitato. In questa illusione (il velo di maya) l’uomo è convinto di essere il corpo e quindi a paura della morte. Se si è già tutto, nulla può essere perso e non esiste niente da diffendere. Questo potrà cambiare soltanto rendendoci più consapevoli, amarci e avvicinandoci al nostro “io“, cosi da capire che il corpo è soltanto un rifugio temporaneo della nostra anima.

Come scrive Patanjali si può essere violenti:

  • nelle azioni;
  • nelle parole;
  • nelle intenzioni.

Non ci rendiamo conto ma, ogni volta che ci critichiamo e giudichiamo noi stessi o lo facciamo verso gli altri creiamo negatività e violenza che si ripercuoterà al nostro interno, sentendoci sempre più tristi e vedendoci ogni volta sbagliati e inadeguati in ogni posto o cosa che andremo. Desiderando di essere un altra persona come la nostra amica che per noi non ha difetti, una persona famosa o anche semplicemente quella persona che ci passa vicino sorridendo e sembrando ai nostri occhi apparentemente felice e senza difetti.

Proviamo a migliorarci e a renderci più consapevoli e coscienti del nostro io interiore cercando di dare meno peso alla nostra parte esteriore. Quando ti senti giù, la mattina appena sveglia o prima di andare a dormire, ovunque tu sia guardati e ripetiti dentro di te questo Sankalpa (intenzione o un proposito su cui vuoi lavorare) :”mi rispetto e mi amo per quello che sono, in ogni mia imperfezione”.

La tua felicità la puoi trovare prima di ogni cosa dentro di te, perché lo stare bene con te stessa/o è il primo passo per amarti ed amare gli altri senza paure. Non sto dicendo che l’amore è semplice, nella vita posso succede tantissime cose ma sí il tuo punto fermo e stabile, cosi da rendere ogni caduta un pò più semplice nel risollevarsi.

Ricorda nessuno è perfetto e la perfezione non esiste, è proprio questo che ci rende unici. Ama ogni tua singola imperfezione, con il tempo ci riuscirai, aiutati tutti i giorni con la meditazione e creati uno spazio solo per te e prova a ritagliati anche solo 10 minuti.


Ti lascio una pratica di meditazione con la ripetizione del Sankalpa descritto in alto:

  • trova una posizione comoda, sdraiato o seduto se ti può servire puoi usare un cuscino da meditazione, abbassa le spalle, allunga bene la schiena verso l’altro e porta i palmi sulle ginocchia;
  • iniziamo con tre respiri profondi, inspira ed espira dal naso per aiutarti a rilassarti e a percepire le sensazioni presenti;
  • chiudi gli occhi e percepisci le esperienze che provi, presta attenzione a come il tuo corpo si sente, alle tue emozioni, alla tua mente e fai esperienza di tutto senza resistere a nulla;
  • continua per circa cinque respiri;
  • ora, pareti dentro di te il Sankalpa: “mi rispetto e mia amo per quello che sono, in ogni mia imperfezione”;
  • pronuncialo per diverse volte e poi lascialo agire rimanendo in silenzio;
  • quando ti senti pronto riprendi coscienza del tuo corpo fisico, se ti sei sdraiato spostati su il fianco destro e con l’aiuto delle mano sinistra alzati e portati seduto con le gambe incrociate o come ti senti più comodo, unisci le mani in preghiera e lentamente apri gli occhi verso le tue mani;
  • ringraziati per esserti dedicato del tempo per te stesso.

Hari Om

Fonte dell’articolo:

  • Commento agli Yoga Sutra di Patanjali – B.K.S. Iyengar

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