Yoga Sutra di Patanjali

Il cammino degli yogin verso il Samadhi

Patanjali

Storicamente, si racconta che Patanjali sia vissuto tra il 500 e il 200 a.C. ma, viene collocato da fonti più attendibili nel v secolo d.C.. Oltre le leggende, nulla si conosce della sua vita se non l’unica opera a lui attribuita, gli “Yoga Sutra“.

Conosciuto come svayambhu, un’anima evoluta che si reincarnò e assunse forma umana di propria volontà per aiutare l’umanità, sperimentò sofferenze e gioie e imparò a trascenderle.

Negli Yoga Sutra ci descrivi i metodi per superare le sofferenze del corpo e le fluttuazioni della mente. E’ una raccolta di 196 sutra o aforismi (frasi sintetiche) che coprono tutti gli aspetti della vita. Cominciano prescrivendo una regola di condotta precisa e terminano con la visione del vero Sé dell’uomo. Gli Yoga Sutra contengono l’essenza della conoscenza umana.

Yoga Sutra

I quattro pada (sezioni) del libro, che trattano dell’arte, della scienza e della filosofia della vita sono:

  1. samadhi pada, composto da 51 sutra sulla contemplazione;
  2. sadhana pada, composto da 55 sutra sulla pratica;
  3. vibhuti pada, composto da 56 sutra sulle proprietà e i poteri;
  4. kaivalya pada, composto da 34 sutra sull’emancipazione e la libertà.

I quattro pada corrispondono ai quattro varna (divisioni del lavoro), ai quattro asrama (stati della vita), ai tre guna (qualità) della natura insieme al quarto stato al di là di essi (sattva, rajas, tamas e gunatita) e ai quattro parusartha (scopi della vita).

Samadhi pada

Spiega il significato dello yoga e quello del samadhi, che in un senso e nell’altro è meditazione profonda e suprema devozione. Egli definisci lo yoga come il controllo di citta, che significa coscienza. Il termine citta non significa solo mente. Citta ha tre componenti: mente (manas), intelligenza (buddhi) ed ego (ahamkara), che formano un unico insieme multiforme. Il termine rappresenta la persona come entità individuale, la cui identità è separata da mente, intelligenza ed ego, a seconda dello sviluppo dell’individuo. Gli argomenti trattati in questo pada sono:

  • che cos’è l’anima?;
  • lo studio della coscienza;
  • coltivare la coscienza;
  • perché la pratica e la rinuncia sono essenziali;
  • gli effetti della pratica e della rinuncia;
  • l’anima universale o Dio (Isvara, Purusa visesan o Paramatman);
  • gli ostacoli;
  • modi di superare gli ostacoli e di raggiungere la meta;
  • effetti della pratica.

Sadhana pada

Sadhana significa pratica. Attraverso la pratica della disciplina dello yoga si procede verso l’illuminazione spirituale. Egli ci spiega come lavorare per la liberazione spirituale. Viene descritta dettagliatamente l’arte della pratica (abhyasa) per sostenere lo yogin nella sua pratica e per aiutarlo a evitare le trappole, affinché possa ottenere grande chiarezza con l’osservazione acuta, con la riflessione e con la precisione perfetta nella pratica. Gli argomenti trattati in questo pada sono:

  • le sofferenze o afflizioni (klesa);
  • come minimizzare la sofferenza;
  • le cause della sofferenza;
  • la cosmologia della natura;
  • le caratteristiche del purusa (pura coscienza assoluta);
  • la realizzazione;
  • i sette stadi della saggezza;
  • le discipline yogiche;
  • gli yama;
  • gli effetti degli yama;
  • gli nyama;
  • l’asana e i suoi effetti;
  • il pranayama e i suoi effetti;
  • il pratyahara.

Vibhuti pada

In questo pada, Patanjali descrive le proprietà dello yoga e l’arte dell’integrazione (samyama) attraverso la concentrazione (dharana), la meditazione (dhyana) e l’assorbimento profondo (samadhi). In questa ricerca più interiore i poteri soprannaturali o realizzazioni (vibhuti) giungono in maniera spontanea allo yogin che ha integrato il corpo, la mente e lo spirito. Samyama spiega le discipline necessarie sia per vivere nella grazia naturale dello yoga, sia per conseguire i poteri soprannaturali (siddhi). Gli argomenti trattati in questo pada sono:

  • il samyama;
  • l’intelligenza;
  • le proprietà dello yoga;
  • le avvertenze;
  • il momento e movimento,
  • l’intelligenza pura.

Kaivalya pada

Questo pada è complesso e difficile da capire a prima vista, in quanto sembra più teorico che pratico, tuttavia in ciascun sutra sono presenti aspetti pratici nascosti. Qui Patanjali spiega come la coscienza possa divenire pura, intelligenza e matura, e liberarsi della stretta della natura, facendo si che lo yogin possa raggiungere la meta della libertà assoluta, della beatitudine e della gioia perfetta. Esso dice anche che quando l’intelligenza è portata alla piena maturità, l’ego (ahamkara) perde spontaneamente la sua forza e la coscienza raggiunge uno stato di purezza divina. Gli argomenti trattati in questo pada sono:

  • i cinque tipi di yogi;
  • il talento;
  • le azioni;
  • i desideri e le impressioni;
  • il tempo;
  • il soggetto e oggetto;
  • il cit e citta (coscienza universale e individuale);
  • le avvertenze;
  • il sorgere della luce spirituale libera dal dolore.

Con il suo stile personale Patanjali ha stabilito le quattro pietre angolari della filosofia indiana, nel:

  1. samadhi pada, il sentiero della devozione (bhakti marga);
  2. sadhana pada, il sentiero dell’azione (karama marga);
  3. vibhuti pada, il sentiero della conoscenza (jnana marga);
  4. kaivalya pada, il sentiero della rinuncia o il sentiero del distacco dagli oggetti del mondo e della libertà dai desideri mondani (vairagya marga o virakti marga).

Approfondiamo gli astanga yoga

Nel secondo pada (sadhana) presentato nel 29 sutra, troviamo descritti gli otto stadi dello yoga (astanga yoga) che Patanjali continua a descrivere in dettaglio nei sutra rimanenti del sadhana pada e nei primi tre sutra del vibhuti pada ,essi sono:

  1. yama, i comandamenti morali e universali, le cose da non fare. Diviso a sua volta da cinque principi: 
  • ahimsa, la non violenza. Porta con un significato molto più vasto, come l’amore;
  • satya, sincerità, non mentire; 
  • asteya, il non desiderio; 
  • brahmacharya, non sensualità;
  • aparigraha, non attaccamento; 

2. niyama, l’autopurificazione con la disciplina, le cose da fare. Divisi a sua volta in cinque elementi:

  • saucha, purezza del corpo esteriormente ed interiormente;
  • santosa, l’appagamento, felicità; 
  • tapas, autodisciplina nel raggiungere uno scopo definito in condizioni diverse;
  • svadhyaya, studio del Sè, l’educazione dell’io; 
  • isvara pranidhana, consacrazione e devozione del Signore “bhakti”; 

3. asana, posizione fisica; 

4. pranayama, prana (energia) e ayama (espansione), controllo ritmico del respiro; 

5. pratyahara, ritrazione, controllo ed emancipazione della mente dal dominio dei sensi e degli oggetti esteriori; 

6. dharana, concentrazione, fissare la coscienza su un solo argomento; 

7. dhyana, meditazione, quando la mente contempla un oggetto, si trasforma nella forma di tale oggetto; 

8. samadhi, stato di concentrazione super cosciente e vigile, l’individuo diviene uno con l’oggetto o con lo spirito universale, raggiungendo il sadhaka (stato di quiete). 


Hari Om

Fonte dell’articolo:

  • Commento agli Yoga Sutra di Patanjali – B.K.S. Iyengar;
  • Teoria e pratica dello yoga – B.K.S. Iyengar.

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