I klesa (sofferenze o afflizioni)

Che cosa sono?

Nello Yoga Sutra di Patanjali troviamo la spiegazione di come le sofferenze vengono prodotte da cinque cause, e come disturbano l’equilibrio della coscienza:

  • avidya, ignoranza o mancanza di saggezza e comprensione;
  • asmita, orgoglio o egoismo;
  • raga, attaccamento;
  • dvesa, avversione;
  • abhinivesa, paura della morte o attaccamento alla vita.

Analizzandole più attentamente, avidya è il terreno fertile in cui le afflizioni possono crescere rendendo la nostra vita un inferno. Essa consiste nel confondere l’impuro con il puro, il dolore con il piacere, ecc. Asmita è l’identificazione dell’ego spirituale (l’Io) con la vera anima. Raga è incoraggiare e soddisfare i desideri. Quando essi non sono più soddisfatti, la frustrazione fa sorgere odio che è dvesa (avversione). Mentre quando il desiderio di vivere per sempre e di preservare il proprio sé individuale è abhinivesa.

Essere liberi da questo attaccamento alla vita è molto difficile persino per una persona saggia. Se avidya è la madre delle afflizioni, abhinivesa ne è il frutto.

Le sofferenze sono di tre tipi: intellettuali, emozionali e istintive. Le prime due cause sono carenze intellettuali, infatti la mancanza di conoscenza spirituale, combinata con l’orgoglio o l’arroganza, gonfia l’ego e da origine alla presunzione e alla perdita dell’equilibrio. Mentre la terza e la quarta appartengono ai difetti emozionali e dei sentimenti, cedere al desiderio e agli attaccamenti eccessivi o lasciarsi trascinare da espressioni di odio, crea disarmonia tra corpo e mente. Infine, l’ultima è un difetto istintuale, è il desiderio di prolungare la propria vita e preoccuparsi per la propria sopravvivenza. Tutto questo ci porta ad essere sospettosi nei confronti degli altri e ci fa diventare egoisti ed egocentrici. Tutte queste sofferenze possono essere nascoste, latenti, attenuate o molto attive.

Ancora una volta, esse, si dividono in tre diverse intensità:

  • grossolane (sthula);
  • sottili (suksma);
  • più sottili del sottile (suksmatama).

Quelle sottili iniziano con l’attaccamento alla vita contro l’evoluzione spirituale e finiscono nella sofferenza grossolana, l’ignoranza. Entrambe devono essere eliminate e ridotte al silenzio. Ma sopratutto le sofferenze sottili, ove la loro origine è la mente, dovrebbero essere sottomesse prima che rechino problemi più gravi.

I klesa e il cervello

Sono disposti:

  • avidya e asmita, sono connessi al cervello frontale cosciente sede della logica, mentre la parte superiore del cervello è la sede del sé individuale;
  • raga e dvesa, sono legati alla base del cervello, l’ipotalamo o cervello del subconscio. E’ la sede delle impressioni lasciate da piaceri e dolori;
  • abhinivesa, collegato al cervello arcaico (antico) o posteriore, conosciuto anche come il cervello dell’inconscio in quanto vi sono registrate le impressioni subliminali del passato e sede del raziocinio.

I quattro lobi combinati formano un cervello super cosciente.


Le cause

Come già scritto sopra la causa primaria di tutti i dolori è avidya, il non capire il collegamento tra colui che vede e ciò che è visto: purusa (energia cosmica immateriale) e prakrti (energia cosmica materiale). Questo perché, il mondo esterno ci attrae verso il piacere generando diversi desideri. Quando arriverà l’impossibilità di appagare i desideri si crea il dolore, che soffoca il nostro essere interiore.

Come affrontarle

Patanjali, ci raccomanda la pratica della meditazione per ottenere libertà e beatitudine.

Passando attraverso il cammino degli otto passi dello yoga (astanga yoga) eviterete le sofferenze dormienti e nascoste che possono sorgere quando la salute, l’energia e la calma mentale sono disturbate. Inoltre, la mente può essere calmata attraverso la pratica della rinuncia (vairagya) ovvero dell’involuzione.

Più specificamente il terzo, quarto e quinto principio degli nyama ovvero: tapas (autodisciplina), svadhyaya (studio di sé) e isvara pranidhana (devozione al signore) eliminano le sofferenze grossolane, sottili e le più sottili.

Basandoci sui cinque klesa, entrerà in ballo la legge del karma (legge universale di causa ed effetto), ovvero, tutte le nostre azioni passate esercitano la loro influenza e modellano la vita presente e quelle future. Quello che si semina, si raccoglierà. Quindi, se le nostre azioni sono buone, le sofferenze diminuiranno. Se le azioni saranno sbagliate invece porteranno dolori e pene. Le azioni possono maturare i loro frutti immediatamente o in seguito nel corso della vita o nelle vite a venire.

Hari Om

Fonte dell’articolo:

  • Commento agli Yoga Sutra di Patanjali – B.K.S. Iyengar.

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